“Sonetàula” di Mereu giovedì 28 Gennaio 2010 a Catanzaro

Sonetàula di mereu locandina.jpgOpera a Sud la stagione cinematografica organizzata dalla Cineteca della Calabria porta al conservatorio Fausto Torrefranca sede di Catanzaro, ex Istituto Rossi in Via Fiorentini, domani, Giovedì 28 Gennaio 2010, alle ore 20, Sonetàula di Salvatore Mereu. L’arrivo di Sonatàula coincide col ritorno cinematografico di Salvatore Mereu e testimonia, attraverso questo ruggito profondo, il grido più forte di questa strana, atipica e piccola “Nouvelle vague” sarda e che un cinema dell’isola esiste. Il cinema sardo contemporaneo è fatto da sardi pendolari e colti. Sono film che parlano un dialetto sardo totale. Piero Sanna, Giovanni Columbu, il regista di “Arcipelaghi” Enrico Pau, Gianfranco Cabiddu e va spiegato, prima di ritornare a Mereu che di questo gruppo è il leader e in un certo senso la locomotiva, che la critica internazionale si è da tempo accorta di questi autori. Mereu è il regista più robusto di questa squadra, quello che dona alla sua terra pellicole linguisticamente più complesse ed ambiziose. Con modelli di tutto punto: su tutti “Banditi a Orgosolo” di De Seta e “Padre padrone” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani.

La Sardegna al centro di tutto, per Mereu, certo, ma insieme al cinema: all’inquadratura e alla fotografia, alla riflessione sulle stagioni della natura e quelle dell’esistenza. La sua terra è chiara, selvaggia e splendida, i suoi visi rugosi e marroni, da Sud arcaico figlio del grande cinema italiano, con quel sudore latente e i lineamenti decisi e corvini, esotici e silenziosi. Ora torna Mereu, con “Sonetàula”, un film che si presenta iper-cinematografico, epico, enorme, mondiale e sardo al tempo stesso. C’è una tradizione cinematografica, dentro “Sonetàula”, che va da da “La terra trema” di Visconti a “Novecento” di Bertolucci, da “Nuovomondo” di Crialese a “L’Albero degli zoccoli” di Olmi, fino a “Banditi a Orgosolo” di De Seta naturalmente, la fonte più apertamente dichiarata, con un attore in comune tra due film distanti tra loro più o meno cinquant’anni: Giovanni Cuccu, protagonista allora, nonno di Sonetàula adesso. Ma soprattutto, “Sonetàula” si propone come la summa di tutti i film sulla Sardegna sinora realizzati. E’ un pacchetto completo deltempo e dello spazio sardo del secolo scorso. E’ un immersione, lenta e un po’ statica, nell’entroterra pietroso e cespuglioso che termina dove inizia l’acqua. Non esisteva, finora, un film che corresse come un treno parallelamente alla storia per fotografare il cambiamento che col secondo dopoguerra anche la Sardegna ha avuto. Si parte dal fascismo e dalla povertà, dall’allevamento ovino e dai retaggi culturali di secoli e tradizioni. Si arriva alla fine della guerra e al dopoguerra banditesco di elettricità e di cinema americano da poter guardare. Alla fine un bambino dice di voler fare il trattorista, da grande, oppure di volersene andare in Olanda, dove ci sono belle città in cui è piacevole lavorare. Per collegare e rendere sceneggiato il film, Mereu traduce il romanzo omonimo di Giuseppe Fiori e costruisce la storia di un ragazzo magro (Sonetàula, il rumore che fa il legno quando viene colpito) che è costretto dalla sua cultura e dalla sua indole a rinunciare alla vita comunitaria, quindi anche all’amore, per vivere selvaticamente, da animale bandito, per tutto il corso della sua esistenza. E’ la storia di una fiera umana, di una lingua, di un paesaggio incontaminato e silenzioso come i personaggi che lo popolano. Regna il più arduo dei realismi in “Sonetàula”, quello reiterato ad ogni ciak, che mette a dura prova lo spettatore. Il film è suggestivo e di forte impatto, a fotografia è splendida e mutevole a seconda dei contesti. Fredda quella sulla natura e la vita da fuggiasco, del bosco, più calda quella del paese, del rapporto con gli altri, di cui a sala cinematografica è paradigma. Non a caso nel film si alternano ben quattro direttori della fotografia. Degna di nota la scelta di rinunciare ad ogni elemento di accompagnamento musicale. Non c’è suono nel film che non sia naturale, obbligato dai fatti narrati. Soltanto a vicenda conclusa, mentre i titoli di coda si apprestano a scorrere, sale un musica che conferisce una dimensione extra quotidiana al film. Sonetàula, presentato alla 58esima Berlinale, nella sezione Panorama Special, è un film molto ricercato dal punto di vista tecnico. Un piccolo viaggio in una Sardegna ancorata a ritmi ancestrali.

Info e dettagli sul sito della Cineteca della Calabria

“Sonetàula” di Mereu giovedì 28 Gennaio 2010 a Catanzaroultima modifica: 2010-01-27T14:09:00+01:00da lucioruffa
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